Nepal : i racconti tellurici / the telluric stories

Kathmandu 25 maggio 2015

Le strade di Kathmandu ad un mese dal terremoto sono rumorose e puzzolenti come al solito. Tra le macerie i taxi e gli scooter passano rombando. Solo il silenzio che c’è tutto attorno risulta quasi irreale. Come se l’intera città fosse racchiusa in una bolla. I nepalesi mi guardano con occhi grandi, pieni di paura. Mi domandano cosa ci faccio qui, se sono di qualche associazione di volontariato, dove ero durante “il terremoto”. Siamo rimasti in pochi, i visitatori del Nepal.

Dopo la scossa del 25 aprile 2015 i turisti e i viaggiatori sono scappati. Hanno lasciato le città di Pokhara e Katmandu rifugiandosi dove il terremoto non faceva più paura. Io sono rimasta. La terra ha continuato a tremare per tutto il mese. Ogni cane che abbaia con insistenza è una scarica di adrenalina che sale la schiena. In ogni momento lo zaino con gli oggetti essenziali (passaporto, soldi e spazzolino da denti) è con me. Immagino le vie di fuga mentre cammino tra le strette strade di Thamel, per raggiungere la piazza devastata delle scosse. Invece dei bei monumenti dove la gente amava sedersi sulle scalinate e osservare la luce della sera, ora ci sono montagne di macerie e persone attonite che visitano Durbar square. Fotografano con gli smartphone un museo del terrore a cielo aperto.

I negozi di sport vendono tende per coloro che sono rimasti senza casa o che non se la sentono di ritornare. I campi dei rifugiati sono sparsi per tutta la città. Sembra quasi che ogni area verde o parco siano diventatati lo spazio di raccolta per tutte le famiglie e i disperati che non sanno dove andare.

Nei campi le persone hanno voglia di parlare. Raccontare come hanno dovuto arrangiarsi e di come lo stato nepalese non li stia aiutando. Alcuni mi avvertono che ci sarà alle due del pomeriggio un’altra grande scossa, lo ha detto un indovino molto famoso (e credibile, a quanto pare) e loro non rientrano in casa perché hanno paura.

Gli orari e i giorni dei futuri terremoti sono in ritornello che mi segue dal 25 aprile, giorno della grande scossa. In Asia la pratica di predire il futuro ha la stessa importanza di una dichiarazione scientifica. E la donna con un bambino di due mesi in braccio si commuove quando ricorda il momento del terremoto. Ma lei a casa non torna. Un palazzo accanto a dove abitava si è pericolosamente inclinato e rischia di cadere in qualunque momento.

I campi autonomi sono organizzati con i materiali che le famiglie nepalesi avevano a disposizione. Teli di plastica, tende lasciate dai turisti dopo le spedizioni in  alta quota, alcune tende della croce rossa. Le associazioni di volontariato si occupano dei paesi distrutti, quelli tra le montagne, dove distribuiscono coperte e lenticchie. Qui non ci sono. I rifugiati restano in attesa delle piogge monsoniche che cominciano già a farsi sentire con violenza e il caldo eccessivo di un’estate che sarà torrida. Ma la vita continua anche nelle tendopoli. Si festeggia il compleanno di una bambina, sua madre distribuisce caramelle a chi sta intorno. Compie otto anni e sorride. Felice di essere ancora viva.

photo / txt © Alice Bettolo

Advertisements

One thought on “Nepal : i racconti tellurici / the telluric stories

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s